Cosa si usa per isolare termicamente una cisterna di gas liquefatto a -160 gradi C, il pavimento carrabile di un'industria o il tetto piano verde di un museo? Quando la schiuma poliuretanica marcisce e la lana di roccia si inzuppa d'acqua, il Vetro Cellulare entra in gioco: un blocco nero, minerale, eterno.
Gli scarti del vetro vengono macinati fino a una polvere finissima e miscelati con una minima percentuale di carbonio. La polvere viene cotta in forni a circa 850 gradi C: il calore fa fondere il vetro, mentre il carbonio ossida creando bolle di CO2 che fanno lievitare la massa liquida. Il risultato e un blocco nerastro rigido formato da milioni di cellette microscopiche di puro vetro, ermeticamente chiuse e separate tra loro, con potere termoisolante che non decade mai nel tempo.
Il vetro cellulare e l'unico isolante edilizio con scorrimento viscoso nullo (Zero Creep). Sopporta carichi statici e dinamici colossali (fino a 160 t/m2) per secoli senza deformarsi di un millimetro. In secondo luogo, non solo non assorbe una goccia d'acqua (anche se totalmente sommerso), ma blocca totalmente il passaggio molecolare del vapore acqueo (mu = infinito). Il pannello stesso funge da isolante e barriera vapore assoluta contemporaneamente.
Normative
Standard europeo e riferimenti internazionali applicabili.
Proprietà fisiche
Ambiente di utilizzo
POSA IN BITUME A CALDO: i blocchi rigidi si posa pucciando le facce nel bitume fuso a 200 gradi C e stroffinandoli a incastro l'uno contro l'altro. Il bitume salda le celle di vetro superficiali creando un blocco monolitico stagno senza vie di fuga per l'acqua. TAGLIO: in cantiere si taglia strofinando una semplice sega a mano per legno; le pareti cellulari sottilissime si sbriciolano localmente rilasciando un odore pungente di H2S innocuo.